Cronaca e racconti di una vita straordinariamente ordinaria. Come un criceto che ogni giorno fa i soliti giri di ruota, sgranocchia una ghianda e pensa, pensa... ...
Siamo agli sgoccioli.
Tra un mese rientriamo in Italia. E la California? Per ora e’ rimandata per almeno 6/8 mesi.
Siamo alla prese con scatole, vendita di mobili e elettrodomestici su Craig’s list e lo studio metodico di cosa non rientrera’ nelle valigie e dovremmo affidare ad uno spedizioniere.
La nostra casina e’ sempre stata piccola e i mobili sono sempre stati precisi precisi per due persone. E ora che siamo alla svendita, dobbiamo calcolare bene i tempi perche’ se vendiamo il letto troppo presto, ci tocca dormire in terra. Se vendiamo la tavola prima del dovuto, che si fa? Si mangia in terra?
Detto cosi’ sembra facile, basta aspettare, giusto?
In pratica le cose sono sempre un po’ piu’ complicate... per esempio chi smonta il letto? Noi o l’acquirente?
E se io lascio l’appartamento il 24 settembre alle 12pm, come fa lui di giovedi’ a smontare e caricare il letto in poche ore la mattina?
Che si fa? Gli vendiamo la cornice prima o poi la materassa almeno possiamo dormire su quella?
Per non parlare del fatto che chi ha comprato finora da noi mi sembrava quasi borderline.
Con questa gente non puoi fare grandi discorsi o congetture. Loro vengono, pagano, vogliono essere aiutati nel carico dei materiali e poi ciao. Ad oggi abbiamo iniziato da piccoli elettrodomestici e oggetti vari di poco valore..
Il culmine per ora l’ho raggiunto con il tipo che voleva comprare l’ombrellone da spiaggia. Ombrellone quasi nuovo, usato due volte di numero. Per intendersi il cono finale del palo (quello che entra in terra) e’ ancora perfettamente bianco giusto per farvi capire quanto e’ stato usato.
Ho controllato e il prezzo medio di un ombrellone nuovo e’ di circa usd 30.00.
Ho deciso di vendere il mio per usd 10.00.
Mi chiama questo tipo della Virginia, mi dice che lo vuole venire a vederlo domenica mattina alle 8am (ma dormire, no?).
Accetto la proposta, lo incontro nella lobby con gli occhi ancora abbottonati alle 8 di mattina.
Lui apre l’ombrellone lo controlla minuziosamente per 10 minuti. 10 minuti per un ombrellone.
Dopo 10 minuti in cui non sapevo se mettermi a dormire o mandarlo sai dove, mi dice che usd 10.00 sono troppi. Me ne offre usd 8.00.
Io lo guardo stupita e quasi sentita presa per i fondelli, lo mando a casa sua e mi rifiuto di dargli l’ombrellone. Lui va via stizzito.
Fatemi capire: questo mi ha fatto 4 telefonate, si e’ fatto almeno 30 minuti di strada per incontrarmi alle 8 di domenica mattina e rinuncia all’articolo per soli usd 2.00?
Ma se ne ha spesi di piu’ di benzina?!
Insomma.. questa e’ la media delle persone con cui ho avuto a che fare fino ad oggi.
Uhm.. non vedo l’ora di arrivare al resto della mobilia, quella seria e pesante..
…. Pare proprio che ce l’abbia fatta.
Dopo 4 anni e mezzo ho finito la trafila della green card.
Ho sostenuto l’esame per la cittadinanza, ed e’ stato approvato!
A breve (diciamo un mese), mi manderanno l’invito per il giuramento da fare a Washington, dopo di che mi rilasceranno il passaporto blu.
Sono contenta. E non solo come ho gia’ detto in precedenza per i soldi spesi, ma perche’ ho fatto tutto da sola senza avvocato dando prova a tutti (me stessa compresa) di essere in grado di sbrigare anche pratiche burocratiche cosi’ importanti. Non solo, ma questa e’ una conquista importante, pagata cara, un premio per gli anni e i sacrifici fatti, per quattro anni di una vita sofferta, bocconi amari buttati giu’ con la speranza che prima o poi qualcosa di buono ci torni indietro.
Anyhow, da luglio saro’ ufficialmente cittadina americana. Per sempre.
Ah.. per i curiosi… volete sapere come e’ andato l’esame?
Bene: ti presenti con il foglio dell’appuntamento e quando e’ il tuo turno, un ufficiale ti accompagna nella sua stanzina dove prima ti fa giurare di dire la verita’ con la mano destra alzata, poi ti metti seduta, gli mostri i documenti di cui ha bisogno e iniziano le domande.
E qui sono caduta dal pero. Pensavo che l’esame fosse una sorta di patente, fatto in un’unica stanza per tutti, con un foglio di domande e spazi vuoti a cui rispondere.
E invece no. Le domande te le fa lui a voce, quindi devi essere in grado di capire e rispondere correttamente.
Per chi come me ha una buona memoria visiva, sarebbe stato molto piu’ semplice fare lo scritto che l’orale… ma alla fine le domande che ti fa sono poche… quindi direi che di per se’ l’esame non e’ stato complicato. Devi dare prova di capire, leggere e scrivere in inglese…. Pensa un po’… lavoro qua da 4 anni… che dici sapro’ comunicare almeno qualcosa in inglese?!
Comunque alla fine l’omino era simpatico. Abbiamo parlato di Firenze, della mia bella Italia e mi ha salutato piu’ che gentilmente. Ed io l’ho lasciato con un sorriso enorme.
Ce l’ho fatta.
Adesso basta con i forms. Basta con la green card. Basta con i soldi da pagare, gli appuntamenti per le fingerprints e fotografie.
E’ finita.
Stavo tornado a casa da lavoro e come tutti I giorni faccio la solita strada.
Arrivo all’incrocio su Wisconsin Avenue (e’ una delle arterie principali di Washington) e trovo una macchina della polizia che blocca la strada.
Ci risiamo (ho pensato), un altro incidente, un’altra persona che non sa guidare e che ha sbandato su una strada dritta.
Da furbina, giro a destra per recuperare l’incrocio alla successiva contrada e zac, altra macchina piazzata nel mezzo.
A questo punto mi rendo conto che o l’incidente e’ veramente grosso o... sta passando qualcuno d’importante e hanno chiuso gli incroci per questioni di sicurezza.
Spengo la macchina, apro il finestrino, mi metto ad osservare la strada e con me tutti quelli dietro e davanti alla mia macchina. C’e’ anche chi scende e a piedi si avvicina alla strada.
Ed infatti, ecco passare 2, 3, 4 poliziotti in moto, poi 1, 2 , 3 suv con i vetri oscurati, poi una limousine con le bandierine americane attaccate davanti sul cofano (anche questa vetri oscuri) e poi di nuovo suv e moto.
Passati tutti, hanno riaperto la strada e sono tornata a casa.
Domanda da un milione di dollari? Chi c’era nella limousine? Obama o un ambasciatore?
Oppure c’erano le figlie di Obama che ho scoperto vanno in una scuola distante 10 minuti dal mio ufficio, quindi abitando a Washington come me... ci sta che si faccia la stessa strada.
E chi puo’ dirlo.... ma una cosa e’ certa. Non era la prima volta che rimanevo bloccata perche’ passava il presidente o un pezzo grosso, ma era la prima volta che non mi ha dato fastidio. Anzi.
E’ Natale.
Ebbene si, anche per quest’anno e’ arrivato.
Per me e’ un Natale californiano all’insegna del tacchino da mangiare la vigilia, assieme allo staffing, salse e salsette varie.
Ma il tacchino non e’ l’unica cosa strana.
Per me creasciuta a Firenze quando a dicembre l’aria e’ diaccia e umida, ritrovarsi sotto il sole di Los Angeles… be’ non e’ proprio la stessa cosa. L’atmosfera di Natale e’ diversa, come anche tutta la preparazione del Natale.
Non ci sono I tortellini casalinghi da preparare, non c’e’ il bollito di cappone, non c’e’ il pandoro con lo zucchero, non ci sono I negozi del centro pieni di gente che entra a scaldarsi, non c’e’ la sera del Natale che per me e’ sempre stato un momento molto magico.
Ricordo che mi mettevo a guardare fino a tardi uno di quei film di Natale che ti riempiono il cuore di magia, speranza, gioia.
Qua non fa freddo, gli alberi di Natale illuminati si mascherano benissimo con le normali insegne illuminose dei negozi, e vedere persone acquistare gli ultimi regali con l’infradito ricorda piu’ l’estate.
E ora che sono le 10 di sera della vigilia, sto scrivendo con uno sottofondo musicale messicano che viene dalla televisione.
Anyhow… tacchino, infradito e Messico a parte…. Volevo fare I miei piu’ sinceri auguri a tutti.
Buon Natale.
May this special day bring you all the special things you have desired.
Ci siamo abbonati a NetFlix.
E’ un’azienda di noleggio dvd con servizio a domicilio.
Con usd 15.00 al mese (mi pare) abbiamo accesso a una quantita’ illimitata di movies.
Ci vengono recapitati per posta (gratuitamente) e sempre per posta (gratuitamente), si rinviano nella busta che ti invio gia’ loro.
Non appena ricevono il dvd, automaticamente ti viene inviato il nuovo film che hai ordinato.
E con nostra grande sorpresa, hanno anche film italiani!
Non tutti chiaramente, ma solo i piu’ famosi.
E vista la praticita' e la velocita' del servizio, ci stiamo divertendo a vedere film piu’ o meno famosi che non abbiamo degnato al cinema.
Ieri e’ toccato a 10.000 BC. E ora capisco perche’ non sono andata a vederlo al cinema....
Ma ho avuto la stessa sensazione di mediocrita’ per altri film.
Sono io ormai assuefatta da effetti speciali o lo stesso film proiettato sul grande schermo fa la sua differenza?
Magari faccio una pazzia e mi compro il mega schermo piatto al plasma...........
Non ci crederete, ma ora che il conto alla rovescia e’ iniziato per andare via (si fa per dire visto che manca ancora un anno e mezzo…), mi sto dilettando a sperimentare cose nuove.
Una di queste e’ la lavanderia.
Fino ad oggi ho sempre lavato tutto io, bucato a mano o nelle meravigliose lavatrice americane che lavano in orizzontale con pessimi risultati.
Il mio bucato viene rigorosamente steso su uno stendino che rimane nel soggiorno bello aperto, carico o no, fino a quando mi ricordo di chiuderlo e di riporlo nell’armadio a muro.
Il fatto e’ che non abbiamo terrazzo o giardino ed evito come la peste le asciugatrici perché oltre che a essere costose, rovinano i vestiti. In quell’affare infernale ho rovinato dei golfini che mi hanno accompagnato in tante avventure e che ora, forse solo il mio nipote di sei anni potrebbe indossare. Peccato.
Le magliette e camice però hanno sempre avuto un trattamento diverso: le lascio asciugare appese ad una gruccia direttamente nell’armadio almeno prendono la piega perfetta.
Be’… in effetti quella e’ anche l’unica piega che possono prendere perché…. udite udite… non ho il ferro da stiro. Adesso prima che offendiate il mio essere donna, vorrei solo giustificarmi con il fatto che non mando fuori mio marito vestito con grinze, e’ sempre bello in ordine, ma non ho mai voluto comprare il ferro perché ci sembrava una spesa inutile e una fatica in più per me da evitare.
E fino ad oggi tutto e’ andato bene.
Ultimamente però il maritonzolo, complice un collega di lavoro italiano che veste solo con camice, ha scoperto che a 30 anni si dovrebbe andare a lavoro con un abbigliamento un po’ più consono e lasciare le sue adorate magliette aderenti della Sisley per la pizzeria il venerdi sera….
Ecco che quindi ha deciso di vestersi “ad omino” come direbbe mia madre e ha iniziato ad usare le camice.
Il fatto e’ che la camicia anche se stesa con la gruccia alla perfezione come faccio, mantiene sempre quel look un po’ disordinato perche’, in effetti ha bisogno di una ferrata calda.
Ma io non posso dargliela perche’ il ferro appunto non ce l’ho… e neppure lo voglio comprare visto che tra non moltissimo andremo via.
E allora ecco l’illuminazione: portiamo la camice dal lavandaio.
Detto fatto. Accanto alla palestra c’e’ proprio il negozietto e per la prima volta ci sono entrata ieri con ben 5 camice da lavare. Vista la mole dei vestiti che hanno, ho immaginato che fossero bravi… o poco costosi…. Forse piu’ la seconda visto che in tutto ho speso “solo usd 4.95”. Vi rendete conto? Meno di 5 dollari per 5 camice da lavare, asciugare, stirare.
Il tipo mi guarda e mi blatera qualcosa che non capisco. Gli chiedo cosa significasse e lui mi spiega se fossi interessata a renderle “piu’ dure”. Ah intendi dire se vogliono che siano inamidate?? No, grazie, un normale lavaggio puo’ bastare.
Pago, mollo il fardello ed esco con lo scontrino.
Oggi sono tornata a prenderle e con grande soddisfazione vedo che hanno fatto un bel lavoro. Sono tutte su una gruccia di metallo, belle pulite, con i polsini e il colletto perfetti. E bravi i lavandai. Anzi, hanno riportato le camicie ad un colore bianco accettabile visto che a forza di lavarle con i panni colorati, avevano preso un po’ il grigetto.
Dunque tutti soddisfatti: io, il maritonzolo, il lavandaio e il portafoglio che ha speso poco e si e’ risparmiato l’acquisto di nuove grucce di plastica all’Ikea… certo perche’ queste di metallo che mi hanno dato loro, mica le butto, le riuso!
Dopo la scoperta della effettiva possibilità di richiedere la cittadinanza americana, sono stata travolta da sentimenti contrastanti…. Ma soprattutto la cosa mi ha talmente meravigliato e stupito (in positivo ovviamente) che ho sentito la necessità di comunicarlo a tutti… come se avessi vinto un premio ricchissimo e volessi far sapere a tutti quanta fortuna avessi avuto!
MIA MADRE quasi si metteva a piangere, si e’ commossa come un genitore si commuove alla consegna della laurea del figlio.
MIA SORELLA incuriosita mi ha chiesto per chi voterò alle prossime elezioni… solo che ben che vada la cittadinanza potrei riceverla nel 2010 e le lezioni sono nel 2008!
I COLLEGHI ITALIANI invidiosi hanno sorvolato concludendo con le classiche buttate di come gli USA siano diventati un paese pessimo
IL MIO PRINCIPE era contento perché nel nostro futuro così incerto e zingaro, avere la cittadinanza mi permetterebbe di muovermi in & out e lavorare negli States senza problemi
GLI AMICI AMERICANI hanno invece storto il naso, liquidandomi con un “ma tu sei italiana e non americana”.
E hanno ragione. Io sono e sempre sarò italiana. La cittadinanza americana e’ solo un passaporto extra guadagnato dopo anni di sacrifici, tasse pagate regolarmente da tre anni e qualche migliaia di dollaro pagato al governo americano per i permessi fatti fino ad oggi.
Per non parlare poi del fatto che la cittadinanza non viene regalata, anzi… devi ripagare e sostenere un esame in inglese dando prova di conoscere questo paese e la sua storia.
Il punto e’ che io la cittadinanza sento di meritarmela. Vivo in questo paese da quasi 3 anni e mezzo come un normale cittadino americano. Ho imparato a guidare come loro, a capire come ragionano, le loro regole e tutto ciò a scapito di tanta tristezza e lontananza dalla mia famiglia, amici, patria.
Bene o male ho tirato avanti tra permessi, form e applications da inviare con assegni piuttosto consistenti all’ufficio dell’Immigration e credo che ufficializzare e concludere la mia pratica con una cittadinanza sia cosa dovuta. Dovuta a me, al sacrificio, al tempo dedicato e ai soldi che ho speso.
Il fatto che sia nata e cresciuta in Italia necessariamente non significa che non mi meriti la cittadinanza americana. Io voglio bene a questo paese e apprezzo quello che mi ha dato. Non lo sento mio, e’ vero, ma semplicemente perché lo ricollego a questa citta’ fredda, asociale, governativa, mentre io sono una burlona fiorentina che a 16 anni cantava sul motorino con l’amica seduta dietro. Io ho il sole dentro, mentre Washington il sole ce l’ha solo nel cielo.
Ecco perché ho deciso di tenermi questa cosa dentro e non di dirla più a nessuno. L’anno prossimo farò richiesta della cittadinanza e quando mi sarà concessa, porterò a casa il passaporto blu a ricordo di un matrimonio di 5 minuti fatto nel lontano 11 febbraio 2005 nell’ufficio di un giudice di pace ad Arlington, Virginia, matrimonio d’amore fatto velocemente per permettermi di vivere e lavorare qua assieme alla persona che amo. Quel passaporto rappresenterà il ricordo di anni difficili e lontani da casa mia, il sacrificio di rinunciare io a qualcosa di certo in Italia per permettere a lui di crescere professionalmente qua. Rappresenterà anche una seconda chance, la chiave per accedere ad un paese diverso che talvolta offre anche possibilità che l’Italia non ha e questa possibilità potrò regalarla anche ai miei figli. Giudicheranno loro con il tempo dove voler vivere, ma almeno potranno scegliere senza dover faticare e pagare come la loro mamma ha fatto.
Martedi’ prossimo 5 febbraio sono stata convocata dagli uffici del Homeland Security (immigration) per il rinnovo, l’ultimo della green card. Questa volta durera’ 10 anni, persino troppo rispetto al periodo che ci rimane da spendere negli States.
In teoria dovrebbero rifarmi una nuova foto identificativa, riprendere tutte le impronte digitali per ri-schedarmi nel loro sistema.
Ricordo che due anni fa avevo l’appuntamento alle 7.30 la mattina, ma era dall’altra parte della citta’ infatti alle 6.15 eravamo gia’ in macchina...
Io ero pronta ad avere la classica intervista doppia con il neo maritino, domande esitenziali e profonde quali “che tipo che dentifricio usa tuo marito”, oppure “quale e’ il suo piatto preferito”, domande che avrebbero rifatto anche a lui in sede separata per verificare che ci conoscessimo sul serio e che quel matrimonio fosse vero.
Certo... perche’ dopo 5 anni di fidanzamento e 6 mesi di matrimonio secondo loro si puo’ ricondurre il tutto a un dentifricio..
Anyhow... quando arrivai li’, scoprii che quella visita sarebbe stata dedicata esclusivamente ad una fotografia e alle impronte digitali. Ma io non ero pronta al servizio fotografico... tanto meno nessuno mi aveva detto che quella foto sarebbe stata l’unica foto con cui il governo americano mi avrebbe schedato e che avrei mostrato a tutti gli agenti negli aeroporti per viaggiare da/in/per gli USA per i successivi due anni.
Io, che sono sempre truccata e ben vestita, vista la levataccia, arrivai totalmente impreparata con un bellissimo viso bianco cadaverico, stanco e struccato!!
Purtroppo in certe occasioni non hai scelta e a meno che tu non abbia la pouchette con il make up in borsa, ti fai la foto cosi’ come sei. Un mostro insomma.
Non solo, ma a renderla ancora piu’ brutta fu il fatto che queste foto non ammettono sorrisi o mezzi sorrisi, l’espressione deve essere seria, la bocca leggermente aperta, e per chi ha i capelli lunghi come me, sono da posizionare dietro alle orecchie che devono essere ben visibili in foto.
Mostruosita’ a parte, quella foto oltre che a essere vergognosa, e’ la riproduzione fedele della faccia che ho dopo un volo intercontinentale.. quindi nessun operatore aeroportuale ha mai avuto problemi a riconoscermi e a farmi entrare negli States. Per fortuna...
Le impronte digitali invece furono divertenti perche’ fanno tutto loro...l’ufficiale in questione ti prende la mano e poi un dito per volta che posiziona con un po’ di pressione su un lettore ottico dove una lucina rossa (laser?) ti scannerizza le impronte.
A me personalmente riuscirono a leggere “solo” 9 dita. Il mignolo della mano sinistra, ovviamente grande come quello destro, sembra fosse “troppo piccolo” e la macchina proprio non voleva leggerlo. Peccato, e’ il mio dito migliore.
Ma sono sicura che martedi le cose saranno diverse. Prima di tutto l’appuntamento e’ previsto per le 11 della mattina; questo significa che potro’ dormire anche fino alle 9, avro’ il tempo di fare colazione, truccarmi, e andare li’ in condizioni perfette, riposata per una nuova bellissima foto. Per le impronte digitali, spero riescano a leggere anche il mignolino mancante... altrimenti il giorno in cui commettero’ un reato, avro’ cura di non lasciare impronte con le altre dita, ma eventualmente solo con quel dito almeno nessuno potra’ arrivare a me....
Scherzi a parte.... se tutto andra’ bene, martedi’ saltero’ un giorno di lavoro, mi rimescolero’ per almeno due ore con i tanti immigrati di Washington DC e dintorni, avro’ finalmente una foto nuova, delle nuove impronte digitali (non sapevo cambiassero dopo 2 anni!) e per altri 10 anni non avro’ piu’ noie.
Can’t wait..................
Avete presente le barzellete anni 80.. c’e’ un francese, un tedesco e un italiano??
Bene questa non e’ una barzelletta, ma inizia con.. c’era un’americana, un polacco, un'italiana e due arabi!
Ieri pomerggio torno a casa da lavoro e trovo un ragazzo e una ragazza sdraiati nel corridoio mentre l’omino di colore del mainteinance stava facendo qualcosa alla loro porta. Entro in casa mia facendo finta di niente, mi cambio per andare in palestra e nel frattempo sento questi continui rumori come se qualcuno stesse forzando una porta di un appartmento vicino.
Esco di casa, mi incammino per il corridoio, incontro di nuovo la coppia per terra e capisco che per qualche misterioso problema erano rimasti chiusi fuori. Da buona italiana impicciona, mi fermo e chiedo loro cosa fosse successo.
La ragazza mi risponde che era appena tornata dai suoi genitori in Alabama e al suo rientro, ha scoperto che la ex room-mate se ne era andata senza pagare l’affitto, cambiando la serratura della porta senza lasciare ne’ a lei ne’ alla manager una copia della nuova chiave.
La poveretta ha chiesto alla manager se qualcuno potesse assisterla e aiutarla (ecco perche’ l’omino del mainteinance), ma lui non poteva sfondare la porta per problemi di responsabilita’/costi e hanno lasciato a lei la scelta di chiamare i pompieri per farsi sfondare la porta (che avrebbe dovuto ripagare al building) o chiamare un’azienda specializzata che con meccanismi speciali avrebbero forzato la porta.
La scelta piu’ ovvia sarebbe stata la seconda, ma la ragazza non aveva soldi per pagare il servizio, quindi se la manager se ne lavava le mani, e lei non aveva soldi per pagare un aiuto... era costretta a rimanere li’ senza saper cosa fare in attesa di un miracolo.
Ed infatti sono arrivata io! Che angelo che sono.
Senza battere ciglio torno a casina mia, prendo il trapano+varie punte, cassettina degli atrezzi dell’Ikea con martello, pinze etc.. e torno verso i due poveretti.
Il suo ragazzo si mette subito al lavoro e io piu’ lo guardavo piu’ mi rendevo conto che di americano aveva ben poco, anzi a me sembrava albanese!! E tra una trapanata e un’altra, scopro infatti che era polacco...
Dopo 10 minuti di trapano con punta d’acciao rotta (la mia...), la porta era ancora chiusa.
Mi avvicino per vedere cosa mai stesse facendo il polacco e mi rendo conto che stava trapanando la serratura.. Io perplessa gli spiego che anche se avesse spaccato la serratura, il “chiavistello” infilato nel muro sarebbe comunque rimasto e quello non avrebbe potuto sganciarlo o aprirlo trapanando la serratura.
Ma a quanto pare neppure dopo altri 15 minuti di inutile lavoro, si voleva fidare di me..
Nel frattempo si apre l’ascensore ed esce uno dei miei vicini di casa arabi. Ci guarda perplesso e prima di entrare nel suo appartamento ci chiede se avessimo bisogno di aiuto... e noi in coro gli abbiamo di risposto che non sarebbe stato male avere una mano in piu’.
Entra in casa sua, chiama il suo room mate arabo e si avvicinano con un piede di porco.
Spostano il polacco, e parlando in arabo si consultano sul da farsi.
Insomma, infilano il piede di porco tra la porta e la parete e con il mio martello iniziano a battere e sbattere.
Dopo un minuto di batti e sbatti, danno una grossa pedata alla porta che.......... si apre!!
Tutti ad applaudire nel corridio! Gli arabi super orgogliosi se ne vanno e io raccolgo i miei attrezzi.
La ragazza americana ringrazia tutti e finalmente entra in casa sua con il polacco.
La cosa che piu’ mi ha colpito di questa storia sono i luoghi comuni:
l’americana si e’ fatta fregare facilmente..
l’italiana impicciona non e’ riuscita a non farsi i ..azzi propri
il polacco gran lavoratore cercava la soluzione, ma nella maniera sbagliata
ed infine gli arabi che con un po' di forza sono riusciti nell’intento.
E in tutto questo anbaradam di casino e persone, nessuno degli altri 20 appartamenti nel corridoio, ha aperto la porta per verificare, aiutare... figuriamoci se a Washington DC un americano ti parla mosso da pieta’.. neppure la ragazza infatti si era prodigata piu' di tanto per cercare aiuto..
Insomma.. se non fosse stato per me, per il mio trapano e martello dell’Ikea... loro non sarebbero entrati in casa.
Sta di fatto che stamani mi sono alzata con una sensazione di onnipotenza... che mi stia trasformando in qualcosa di divino??! Oppure erano le esalazioni del fumo degli arabi che continuano ad entrare nel mio appartamento???
Qualsiasi cosa fosse.. almeno l'avessero passata!
Una delle cose che non capirò mai delle ragazze americane, e’ il loro modo di vestire.
Al di là del solito infradito su cui ormai ho gia’ fatto la tesi di laurea, non capisco perché si ostinino a mettersi cose che non dovrebbero mettersi, solo perché sono di moda o perché lo fanno tutti.
Un tipico esempio e’ la palestra.
Qua in America si va in palestra con i pantaloni corti. Tutti. Uomini e donne. Grassi e magri. Pelle abbronzata o bianco ricotta. Estate e inverno.
Non e’ una richiesta della gestione della palestra, ma lo fanno tutti e ci si sente in parte obbligati a fare la stessa cosa.
Cosa faccio io? Per carita’, i pantaloni corti me li metto in spiaggia, non in palestra. Per me in palestra esistono solo i panta jazz (moderna….!)
Al di la’ del mio carnato bianco latte scremato, di qualche peletto che a volte non depilo alla perfezione, e della ricerca di una certa igiene, la scelta del pantalone lungo e’ dovuta perche’ ho anche io le mie imperfezioni/cuscinetti di cellulite.
Ebbene si’, le mie cosciette sono belle toniche ma in ciccia; non ho il materasso della nonna (solo perche’ faccio tanta tanta ginnastica), ma non sono neppure Heidi Klum.
E di sicuro se hai dei buchetti cicciosi da nascondere, i pantaloncini corti non aiutano.
Su questo pero’ devo dire che le americane si sono ingegniate: vada per il pantalone corto MA taglia enorme, da uomo, abbastanza largo da non aderire nei punti critici e giro vita.
Ecco allora che vedi sfilare questi salamini in questi pantaloni lucidi, larghi, cosi’ larghi che arrivano al ginocchio.
Ma dico io: un paio di pantaloni normali lunghi, no??
La risposta e'... no. Sembra che il pantaloncino sia uno status simbol, dimostrazione che in palestra fai sul serio, che hai caldo, che sudi, che per te stare leggera e’ un’esigenza visto che corri almeno 50 minuti sul nastro meccanico.
L’unico poveretto che veste con onore i pantaloni corti e’ il mio principe, ma i suoi sono corti sul serio e pure scosciati lateralmente. Lui corre (nel vero senso della parola), e avere le gambe libere e’ davvero un’esigenza, estate o inverno, pelle abbronzata o no.
Peccato che pantaloni cosi’ corti sono fin troppo esagerati anche agli occhi degli americani, infatti shorts cosi’ non esistono in vendita nei negozi, neppure nella sezione donna!
E il poveretto infatti, vista la belle merce in esposizione, viene quasi sempre scambiato per gay.
E per fortuna non si depila le gambe!