Cronaca e racconti di una vita straordinariamente ordinaria. Come un criceto che ogni giorno fa i soliti giri di ruota, sgranocchia una ghianda e pensa, pensa... ...
Per chi ha ama gli indovinelli....
Se in una corsa podistica, un corridore supera il terzo in classifica, con che posizione si piazza?
E se invece superasse l’ultimo classificato?
E adesso vi voglio tutti a darmi la vostra, venghino signori, venghino....
Anna e Mario sono due pazzi che vivono in un ospedale psichiatrico.
Un giorno, passeggiando vicino alla piscina dell'ospedale, Anna improvvisamente si butta nell'acqua e cola a picco... Mario salta a sua volta e riporta Anna in superficie.
Quando il direttore dell'ospedale viene a sapere dell'atto eroico di Mario decide subito di lasciarlo uscire dall'ospedale in quanto il suo atto di coraggio dimostra che è mentalmente stabile.
Così il Direttore va da Mario per dargli la notizia e dice:
"Mario, ti devo dare una bella e una cattiva notizia.
Quella bella è che ho deciso di dimetterti dall'ospedale in quanto sei stato capace di compiere un atto eroico salvando la vita di un'altra persona. Credo che tu abbia ritrovato il tuo equilibrio mentale.
La cattiva notizia è che Anna si è impiccata nel suo bagno con la cintura della vestaglia."
Allora Mario guarda perplesso il Direttore e risponde:
"Non si è mica impiccata, l'ho appesa io per farla asciugare..."
Dopo la scoperta della effettiva possibilità di richiedere la cittadinanza americana, sono stata travolta da sentimenti contrastanti…. Ma soprattutto la cosa mi ha talmente meravigliato e stupito (in positivo ovviamente) che ho sentito la necessità di comunicarlo a tutti… come se avessi vinto un premio ricchissimo e volessi far sapere a tutti quanta fortuna avessi avuto!
MIA MADRE quasi si metteva a piangere, si e’ commossa come un genitore si commuove alla consegna della laurea del figlio.
MIA SORELLA incuriosita mi ha chiesto per chi voterò alle prossime elezioni… solo che ben che vada la cittadinanza potrei riceverla nel 2010 e le lezioni sono nel 2008!
I COLLEGHI ITALIANI invidiosi hanno sorvolato concludendo con le classiche buttate di come gli USA siano diventati un paese pessimo
IL MIO PRINCIPE era contento perché nel nostro futuro così incerto e zingaro, avere la cittadinanza mi permetterebbe di muovermi in & out e lavorare negli States senza problemi
GLI AMICI AMERICANI hanno invece storto il naso, liquidandomi con un “ma tu sei italiana e non americana”.
E hanno ragione. Io sono e sempre sarò italiana. La cittadinanza americana e’ solo un passaporto extra guadagnato dopo anni di sacrifici, tasse pagate regolarmente da tre anni e qualche migliaia di dollaro pagato al governo americano per i permessi fatti fino ad oggi.
Per non parlare poi del fatto che la cittadinanza non viene regalata, anzi… devi ripagare e sostenere un esame in inglese dando prova di conoscere questo paese e la sua storia.
Il punto e’ che io la cittadinanza sento di meritarmela. Vivo in questo paese da quasi 3 anni e mezzo come un normale cittadino americano. Ho imparato a guidare come loro, a capire come ragionano, le loro regole e tutto ciò a scapito di tanta tristezza e lontananza dalla mia famiglia, amici, patria.
Bene o male ho tirato avanti tra permessi, form e applications da inviare con assegni piuttosto consistenti all’ufficio dell’Immigration e credo che ufficializzare e concludere la mia pratica con una cittadinanza sia cosa dovuta. Dovuta a me, al sacrificio, al tempo dedicato e ai soldi che ho speso.
Il fatto che sia nata e cresciuta in Italia necessariamente non significa che non mi meriti la cittadinanza americana. Io voglio bene a questo paese e apprezzo quello che mi ha dato. Non lo sento mio, e’ vero, ma semplicemente perché lo ricollego a questa citta’ fredda, asociale, governativa, mentre io sono una burlona fiorentina che a 16 anni cantava sul motorino con l’amica seduta dietro. Io ho il sole dentro, mentre Washington il sole ce l’ha solo nel cielo.
Ecco perché ho deciso di tenermi questa cosa dentro e non di dirla più a nessuno. L’anno prossimo farò richiesta della cittadinanza e quando mi sarà concessa, porterò a casa il passaporto blu a ricordo di un matrimonio di 5 minuti fatto nel lontano 11 febbraio 2005 nell’ufficio di un giudice di pace ad Arlington, Virginia, matrimonio d’amore fatto velocemente per permettermi di vivere e lavorare qua assieme alla persona che amo. Quel passaporto rappresenterà il ricordo di anni difficili e lontani da casa mia, il sacrificio di rinunciare io a qualcosa di certo in Italia per permettere a lui di crescere professionalmente qua. Rappresenterà anche una seconda chance, la chiave per accedere ad un paese diverso che talvolta offre anche possibilità che l’Italia non ha e questa possibilità potrò regalarla anche ai miei figli. Giudicheranno loro con il tempo dove voler vivere, ma almeno potranno scegliere senza dover faticare e pagare come la loro mamma ha fatto.
Martedi’ prossimo 5 febbraio sono stata convocata dagli uffici del Homeland Security (immigration) per il rinnovo, l’ultimo della green card. Questa volta durera’ 10 anni, persino troppo rispetto al periodo che ci rimane da spendere negli States.
In teoria dovrebbero rifarmi una nuova foto identificativa, riprendere tutte le impronte digitali per ri-schedarmi nel loro sistema.
Ricordo che due anni fa avevo l’appuntamento alle 7.30 la mattina, ma era dall’altra parte della citta’ infatti alle 6.15 eravamo gia’ in macchina...
Io ero pronta ad avere la classica intervista doppia con il neo maritino, domande esitenziali e profonde quali “che tipo che dentifricio usa tuo marito”, oppure “quale e’ il suo piatto preferito”, domande che avrebbero rifatto anche a lui in sede separata per verificare che ci conoscessimo sul serio e che quel matrimonio fosse vero.
Certo... perche’ dopo 5 anni di fidanzamento e 6 mesi di matrimonio secondo loro si puo’ ricondurre il tutto a un dentifricio..
Anyhow... quando arrivai li’, scoprii che quella visita sarebbe stata dedicata esclusivamente ad una fotografia e alle impronte digitali. Ma io non ero pronta al servizio fotografico... tanto meno nessuno mi aveva detto che quella foto sarebbe stata l’unica foto con cui il governo americano mi avrebbe schedato e che avrei mostrato a tutti gli agenti negli aeroporti per viaggiare da/in/per gli USA per i successivi due anni.
Io, che sono sempre truccata e ben vestita, vista la levataccia, arrivai totalmente impreparata con un bellissimo viso bianco cadaverico, stanco e struccato!!
Purtroppo in certe occasioni non hai scelta e a meno che tu non abbia la pouchette con il make up in borsa, ti fai la foto cosi’ come sei. Un mostro insomma.
Non solo, ma a renderla ancora piu’ brutta fu il fatto che queste foto non ammettono sorrisi o mezzi sorrisi, l’espressione deve essere seria, la bocca leggermente aperta, e per chi ha i capelli lunghi come me, sono da posizionare dietro alle orecchie che devono essere ben visibili in foto.
Mostruosita’ a parte, quella foto oltre che a essere vergognosa, e’ la riproduzione fedele della faccia che ho dopo un volo intercontinentale.. quindi nessun operatore aeroportuale ha mai avuto problemi a riconoscermi e a farmi entrare negli States. Per fortuna...
Le impronte digitali invece furono divertenti perche’ fanno tutto loro...l’ufficiale in questione ti prende la mano e poi un dito per volta che posiziona con un po’ di pressione su un lettore ottico dove una lucina rossa (laser?) ti scannerizza le impronte.
A me personalmente riuscirono a leggere “solo” 9 dita. Il mignolo della mano sinistra, ovviamente grande come quello destro, sembra fosse “troppo piccolo” e la macchina proprio non voleva leggerlo. Peccato, e’ il mio dito migliore.
Ma sono sicura che martedi le cose saranno diverse. Prima di tutto l’appuntamento e’ previsto per le 11 della mattina; questo significa che potro’ dormire anche fino alle 9, avro’ il tempo di fare colazione, truccarmi, e andare li’ in condizioni perfette, riposata per una nuova bellissima foto. Per le impronte digitali, spero riescano a leggere anche il mignolino mancante... altrimenti il giorno in cui commettero’ un reato, avro’ cura di non lasciare impronte con le altre dita, ma eventualmente solo con quel dito almeno nessuno potra’ arrivare a me....
Scherzi a parte.... se tutto andra’ bene, martedi’ saltero’ un giorno di lavoro, mi rimescolero’ per almeno due ore con i tanti immigrati di Washington DC e dintorni, avro’ finalmente una foto nuova, delle nuove impronte digitali (non sapevo cambiassero dopo 2 anni!) e per altri 10 anni non avro’ piu’ noie.
Can’t wait..................