Cronaca e racconti di una vita straordinariamente ordinaria. Come un criceto che ogni giorno fa i soliti giri di ruota, sgranocchia una ghianda e pensa, pensa... ...
Ieri mi sono fermata nel negozio di Nails.
Sono due anni e mezzo che ci passo davanti e finalmente mi sono decisa ad entrare. Non che sia l’unico, anzi, in America la cultura delle unghie colorate e’ così diffusa, che dovunque si vada, c’e’ il negozietto dove ti fanno la manicure in seduta stante.
E che manicure! Non si tratta solo di tagliare, arrotondare, colorare o lucidare… qua ti attaccano finte unghie, decorazioni o si mettono li’ pazientemente e ti fanno dei disegni così belli che meriterebbero di essere esposti al Louvre di Parigi.
Io non sono molto esigente, anzi. Quando ho tempo, pazienza e voglia, mi faccio sempre la solita cosa: le French nails.
Cosa sono? E’ una sciccheria! Le adoro… in pratica devi avere le unghie lunghe (ovvio), squadrate e sulla parte bianca della ricrescita, deve essere applicato dello smalto bianco. L’effetto finale e’ eccezionale: quelle piccole lunette bianche rendono le mani elegantissime, fini, pulite, aristocratiche.
La prima volta che ho visto le french avevo 25 anni. Lavoravo come hostess a terra all’aeroporto di Firenze e c’era questa mia collega che aveva queste unghie così straordinariamente bianche, luminose, … e poi mostrandomele, scoprì che il bianco era finto (non mi frega nessuno!), ma anche straordinariamente bello e d’effetto! Le volevo anche io!!
Da allora mi sono ingegnata in tutte le maniere per avere delle french perfette. Non e’ facile, lo ammetto, soprattutto perché alla fine quella lunetta deve essere colorata in maniera uniforme, senza sbavature, dritta e .. provate voi a farlo da soli!
Poi ho imparato a mettere dei pezzetti di scotch per delimitare le unghie e da allora, sono diventata brava. Così brava che me li faccio anche ai piedi. E l’effetto in estate con i sandali e i piedi abbronzati, e’ clamoroso!
Adesso però che vivo da sola e che pulisco, lavo, uso i guanti… curarsi le unghie e’ diventato lungo e non riesco a dedicarmici tutte le settimane. Si, perché delle belle unghie, delle belle french, devono essere fatte una volta alla settimana… e chi ha tutto questo tempo?
Ecco quindi che ieri… mi sono incuriosita e sono entrata nel negozietto.
Varcando la porta, avevo un sorriso a 360 gradi, tipo mentecatta! Ma l’idea di farmi fare una manicure da qualcuno (mai fatta in vita mia!), mi faceva sentire, ricca e potente.
Entro e subito mi immergo in questo odore di lacca e smalto. Mi guardo attorno e vedo 10 tavolini con ragazze cinesi a testa bassa su mani e piedi di clienti. Cavolo, sono concentratissime!
Si avvicina il manager e mi dice che c’e’ da aspettare… aspettare??? Io sarei solo di passaggio, diciamo che la mia e’ una visita informativa! Continua a parlarmi ma lo capisco appena.. il suo cinese inglese e’ terribile, infatti dopo 15 secondi mi allunga il listino prezzi e mi abbandona.
Apro il libretto e vedo che fanno tutto, proprio tutto! Unghie: mani e piedi, con tutti i colori, disegni inimmaginabili, laccatura delle unghie, depilazione… Wow, e che prezzi!
Riflettendo e mi rendo conto che un sacco di queste cose me le sono sempre fatte da sola e con che risparmio! Mi meriterei un premio solo per questo!
Però… le unghie fatte da una professionista… non hanno niente a che vedere con le mie french scotchcciate. Costo per le french: usd 18.00.
Sono perplessa. Mi sembra un’enormità…. ma la voglia di avere una volta qualcuno che mi fa le mani in maniera perfetta e’ tanta. Esco e mi dirigo verso la palestra.. con l’amaro in bocca, l’amaro della insoddisfazione/delusione. Peccato.
Eppure mi sa che nonostante il costo, uno di questi giorni mi darò alla pazza gioia e me le farò fare. Mi auguro solo che la cinesina sia brava e che mi capisca! Anzi, magari potrei vedere come lavora vera professionista e potrei migliorare il mio metodo. Chissà… potrei avere davanti un futuro da estetista..
Poi vi dirò come e’ andata!

Sono a Chicago. Da sola. O meglio… sarei dovuta essere a questa fiera con un’altra persona, ma per motivi che non sto ad elencare, sono sola.
A parte il fatto che fare una fiera da sola e’ una cosa molto stressante che non auguro a nessuno, ma il dramma e’ la sera. Cosa si fa da soli??. … Nel frattempo pero’ in questi giorni (per rimediare alla solitudine-disperazione) ho fatto molto gli occhi dolci a molti italiani vicini di stand che sono diventati da perfetti sconosciuti a compagni di battute e relax tra un cliente e un altro.
Ma la sera rimane un dramma. Chissa’ perche’ tutti hanno sempre impegni con clienti, mal di testa, shopping da fare e alla fine la sottoscritta rimane da sola. Non mi arrendo. Tra i tanti, ho fatto amicizia anche con un ragazzo di Modena che dopo un paio di colazioni fatte insieme, mi sembra di capire che apprezzi la mia compagnia, infatti mi viene a trovare allo stand un paio di volte al giorno che, considerato essere a circa 10 minuti dal suo, non e’ male!
Sa che sono sposata (felicemente aggiungerei), ma mi sembra simpatico. Assomiglia molto al fratello di Muccino (il regista), ed ha anche la lisca! Per me non e’ il massimo ma dopo un po’ che vivi all’estero, si diventa di "bocca bona" come si dice dalle mie parti.
Dunque ricapitolando sono fuori a Chicago per lavoro. E cosa si fa nelle trasferte?? Ve lo dico io: si va sempre a mangiare in buoni locali perche’ paga l’azienda! E per me mangiare bene (da buona fiorentina) significa una cosa sola: filetto al sangue.
Dopo giorni di consultazioni con i vari standisti italiani, scopro questo ristorante a Chicago centro che sembra avere della ottima carne. Il modenese mi invita a cena, e io propongo il posto. Tutto ok: tavolo per le 8pm. 2 persone.
Poi mi viene un dubbio: io e lui a cena, soli?? Pensera’ che io ci stia?? Mi auguro di no… Per rimediare all’eventuale fraintendimento, inizio ad invitare anche i miei vicini di stand che sembrano apprezzare l’idea.
Chiamo il ristorante e prenoto per 6. Il modenese non fa una piega.
Finisce la fiera, torno in albergo e uno ad uno iniziano a chiamarmi tutti per disdire la cena. Prentazione per le 8pm e alle 7.15 avevano disdetto tutti! Rimaniamo io e il modenese..
Che faccio? Disdico e invento una scusa?? Pero’ la voglia di filetto e’ alta… e poi domani torno a casa. Stasera e’ l’ultima cena. O ne approfitto adesso o mai piu’.
Decido allora che un buon filetto puo’ valere un fraintedimento, richiamo il ristorante e riprenoto per 2.
Ore 7.45 ecco che suona il cellulare. E’ il modenese. Mi dice che improvvisamente non puo’. Non sa che nel frattempo gli altri 4 hanno disdetto e che saremmo io e lui. Io non accenno a niente.. Ma lui non puo’. Ha altro da fare. L’altro impegno e’ venuto fuori 15 minuti prima della prenotazione. Che strano..
Non indago.. non mi interessa anche perche’ ho capito il suo ragionamento: lui ha realizzato che una cena a due avrebbe portato ad un dopo cena (magari aiutato da un buon vino rosso che non mando mai via indietro), ma una cena a 6… a meno che non sia una ammucchiata… significa che non c’e’ trippa per gatti.
E probabilmente lui stasera voleva la trippa. Io invece volevo il filetto.
Dunque stasera sono sola. Mi hanno dato buca tutti! Mi sento disperata e depressa..
A parte il fatto che il filetto mi andava sul serio… ma non ho neppure pranzato perche’ troppo indaffarata. Che faccio?
Poi ecco il lampo di genio: alla faccia di tutti che hanno disdetto, io stasera voglio cenare e anche dignitosamente. Scendo nella lobby e mi dirigo verso il ristornate dell’albergo. Apro il menu’ e scopro che hanno l’angus!! E’ uno dei miei filetti preferiti!!Bene: mi metto seduta, ordino un buon bicchiere di vino, il filetto al sangue e mi godo la cena. Da sola.
A parte qualche cameriere che mi faceva gli occhi dolci, sono riuscita a mangiare con gusto, senza imbarazzo dell’essere sola e ho finito la mia cena con dignita’.
Quando uno cena da solo, non sa mai dove guardare… e chissa’ perche’ alla fine gli occhi cadono sempre sulle persone davanti a te o quelle in movimento, che spesso sono proprio i camerieri.
Avranno pensato che stasera oltre al filetto, cercavo anche la trippa… Ma a me il filetto al sangue e’ bastato.
Adesso bella vispa dopo un bicchiere di vino rosso, sono in camera a digerire e scrivere il post.
Da domani saro’ a casa mia. Non avro’ il filetto, ma in compenso avro’ un bel piatto di trippa: il mio bel principe che dopo 5 giorni di assenza, non credo che si sentira’ imbarazzato dai miei occhi dolci!!
Anzi.
Oggi un anno fa nasceva il mio blog!
A distanza di un anno direi che il resoconto e' piuttosto positivo: ho conosciuto persone interessanti (qualcuna e' rimasta, qualcuna e' scomparsa), ho scoperto tanti italiani all'estero di cui qualcuno che ha vissuto qua a Washington!, ho capito quanto il blog possa essere tanto interessante quanto pericoloso.
Ma come dico sempre... se sono rose fioriranno. E qualcosa e' fiorito. Qualcosa e' anche appassito, ma probabilmente non erano rose, appunto.
Il mio criceto continuera' a fare i soliti giri di ruota e sono sicura che ha ancora molto da raccontare! In fondo... ha solo un anno di vita! Ma e' gia' cresciuto molto... saranno le ghiande transgeniche??
Eccomi rientrata da CVS. Cosa e’ CVS? Bella domanda… diciamo che è un supermercato aperto 24/7 che funziona come la nostra profumeria, latteria, giornalaio and of course farmacia.
Si, tutto questo casino insieme!
C’e’ il reparto con i giornali, quadri, libri, giocattoli per bimbi, cianfrusaglie varie,
reparto latte, uova, biscotti, pasta, vino e birra, pentole e bicchieri di plastica
reparto cosmetici, shampoo, creme, profumi, reparto cucina e casalinghi
insomma un casino indescrivibile!
Come entro mi fiondo sempre nel solito scaffale, quello dei cosmetici e in particolare mi piazzo per decine di minuti ad ammirare gli ombretti. Quanto mi piacciono! Potessi comprerei tutte le tonalità di grigio, blu, rosa… insomma tutti! Peccato che ne abbia già tanti e che per finire i “vecchi” che ho, mi occorreranno un paio di secoli di trucco continuativo ed accurato tutti i giorni!
Ecco che quindi dopo 15 minuti a malincuore mi incammino verso il mio secondo scaffale preferito: pinze, elastici ed affari vari per i capelli. Figuriamoci, ho i capelli molto lunghi e tutte queste cose mi fanno impazzire. Sia chiaro, non mi piacciono le passate, le mollettine da bambina di 8 anni, ma adoro questi fermagli strani, un po’ orientali, questi bastoni lunghissimi da incastrare nei capelli. Ne ho già molti a casa, molti dei quali mantengono la pettinatura per i primi 5 minuti, cioè giusto giusto il tempo e la libertà di muoversi per 30 metri, dopo di che l’acconciatura si affloscia e devi tornare allo specchio a risistemare il tutto Questa seconda volta però ti ingegni con qualsiasi stratagemma per fermare i capelli “per sempre”, ma nonostante i tentativi, si riafflosceranno dopo 50 metri. Ecco che allora ti ritrovi a fine mattinata con i capelli lavati il giorno prima e da rilavare di nuovo!
Quindi, passo oltre e curiosando ancora, mi ritrovo in un altro scaffale: le calze.
Adesso scordatevi la nostra bellissima Calzedonia perché qua non esiste niente del genere. Le calze sono nere o marroni, corte (gambaletti) o lunghe, ma con dei disegni così brutti che anche mia nonna di 80 anni non si metterebbe MAI. Peccato… un paio di calze mi farebbero proprio comodo, ma non posso indossare questa roba, questi colori.. ma non mi arrendo… cerco qualcosa che possa essere abbastanza decente e lo trovo (!): un bel paio di calze a rete! Adesso mi serve la taglia… che taglia avrò secondo gli standard americani??? Boh… giro la confezione e per fortuna che trovo la tabella peso/altezza sia in Kg/cm che Lb/inches e scopro essere taglia A. Cerco quindi la taglia A e… non esiste!O meglio non esiste sullo scaffale! La piu’ “piccola” dopo la A e’ la B. E ti pareva… proprio adesso che volevo spendere qualche dollaro, il destino mi e’ contro. Mannaggia…
Lasciamo perdere anche le calze e andiamo ancora oltre. Ecco il reparto frigo con latte e uova… e ora che ci penso mi servirebbero delle uova. Guardo le confezioni e noto che la piu’ piccola contiene “solo” 12 uova. 12 uova? E chi se le mangia 12 uova? Ok, le posso mangiare anche la settimana prossima e questo e’ il weekend di Pasqua… ma 12 sono tante. Prendo la confezione e mi incammino verso la cassa: voglio chiedere se posso rompere nel mezzo la confezione e prenderne solo 6. Arrivo alla cassa, chiedo al cassiere e lui mi risponde che non lo sa’… ma che chiederà al manager. Il manager però nel frattempo non arriva e la fila dietro di me inizia ad allungarsi… Non so cosa fare… torno ad ammirare gli ombretti mentre aspetto e lascio passare gli altri clienti?? Poi ecco il manager (finalmente) che mi dice NO, le uova sono 12 e la confezione non si può dividere. A questo punto dopo i minuti d’attesa, la fila fatta e le uova sul banco, prendo la straordinaria decisione di prendere tutta la dozzina.
Pago ed esco.
E camminando rifletto e giungo alla conclusione che
1) il mio karma vuole che io crei sempre questi problemi perditempo alla cassa con persone dietro che aspettano e cassieri che puntualmente sono degli imbranati
2) forse se mangiassi veramente 12 uova, potrei infilarmi le calze taglia B…