Cronaca e racconti di una vita straordinariamente ordinaria. Come un criceto che ogni giorno fa i soliti giri di ruota, sgranocchia una ghianda e pensa, pensa... ...
C’e’ una piccola cimice che sta camminando sul bordo della mia finestra.
Quando eravamo piccole, io e mia sorella le chiamavamo “puzzole” perché se le schiacciavi, emettevano quello strano odore che non andava via.
L’estranea deve essere entrata da qualche fessura di qualche finestra, finestre che sono rimaste chiuse da un bel po’ visto il freddo e la neve di queste due ultime settimane.
Adesso so gia’ che la dovrò uccidere. Ma non vorrei..
Il fatto e’ che tutte le mie finestre hanno le zanzariere e non ho la possibilità di buttarla fuori. Raccoglierla e portarla fuori a piedi… non se ne parla neppure.
La piccolina dovrebbe ritrovare da sola quella fessurina da cui e’ entrata ed uscire da sola.
Perché gli insetti non così intelligenti?
Ma visto che mi sento in colpa e che le mie mani creano vita e non morte, lascerò il macabro compito al mio principe.
Nel frattempo la lascerò camminare. Lei ancora non lo sa, ma saranno gli ultimi istanti della sua vita.
La vita e’ crudele.
San Diego- Sea World.
Arriviamo giusto per l’apertura. Tempo bello, buoni 25 gradi, cielo leggermente velato, ma se considerate che a DC c’era la neve…
Siamo fortunati che non c’e’ moltissima gente e riusciamo a fare tutte le attrazioni. Ci lasciamo lo spettacolo delle orche per il pomeriggio, alloffati dal pranzo (se conoscete le porzioni americane, capirete!).
Arriviamo all’anfiteatro mezz’ora prima dello show e gia’ ci sono pochi posti liberi. Su consiglio del mio principe (premetto, laureto con dottorato in corso), scegliamo i posti nella “soak area” cioe’ nella parte piu’ bassa, vicina alla mega vasca, dove ci sono ottime probabilita’ di bagnarsi. Da notare che la soak area sono ben 16 file!!
Lui sceglie esattamente una fila nel mezzo, centrale al palco.
“Sei sicuro di voler sedere qua?”
“Si, siamo centrali, la visuale e’ perfetta”
“Guarda che qua ci bagniamo”
“Macche’… mettono il cartello per avvisare di qualche possibile schizzo, ma vedi, qua davanti abbiamo la piattaforma dove le orche salgono ed escono dall’acqua. Non ci possono schizzare da meta’ vasca”
“Sei sicuro?”
“Tranquilla”
Bene. Sediamoci. Davanti a me una famiglia di pakistani, dietro un grosso signore argentino ed accanto un ragazzotto grassoccio con gli occhiali, lentiggini, capelli rossicci e udite udite, coperto con un pocho. Cosa e’ un poncho? E’ un’impermeabile che compri sul luogo per evitare di bagnarti addosso. Io lo guardo e, seguendo il ragionamento logico del mio principe, lo classifico come il classico “looser”. Cosi’ tante precauzioni per 2 schizzetti..
Nel frattempo passano i ragazzi con i pop corn, gelati a forma di orca e quelli che vendono il pocho.
Ma tanto a noi non serve. Magari un gelato si… ma lasciamo perdere.
Inizia lo show. Le orche sono 3: femmina (piuttosto grande), maschio (enorme) e una “piccolina” che pesera’ comunque almeno 3 tonnellate. Parte lo show con i soliti salti, secchiate di cibo (nel vero senso della parola) che gli addestratori versano nella bocca dei mammiferi.

Ed eccoci al punto. La parte “clou” dello spettacolo consiste nel fare bagnare gli spettatori. Ma noi siamo al sicuro. Parte la piccolina sulla destra: infila la testa sott’acqua, lascia solo la coda fuori e lancia un paio di palettate d’acqua agli spettatori. E quasi nessuno di loro aveva il famoso poncho! Che ridere tutti bagnati!!
Poi ecco la femmina sulla sinistra che fa altrettanto.
Ma noi siamo salvi: abbiamo la piattaforma davanti!! E all’improvviso arriva il maschio. Si piazza davanti a noi, davanti alla piattaforma. Testa sott’acqua e …. Non ho avuto neppure il tempo di realizzare che mi e’ arrivata addosso una tale quantita’ d’acqua che neppure immaginate!! Ma non eravamo salvi? Il mio principe si alza e cerca di nascondersi sotto la panchina e io cerco di ripararmi con lo zaino per la seconda palettata d’acqua imminente.
Adesso sono completamente da strizzare.
Riapro gli occhi e tutti gli spettatori stanno ridendo! I pakistani e l’argentino sono nelle nostre medesime condizioni. L’unico salvo e’ il rossino-looser che non ha neppure un centimento quadrato bagnato addosso. Il poncho lo ha salvato.
Ma il bello deve ancora arrivare! Gli addestratori richiamano tutte e le 3 le orche davanti a noi. 
Panico. Se il maschio da solo ha fatto tanto… non oso immaginare tutte e 3… sarebbe uno tsunami enorme! I pakistani si alzano, cercano di raggiungere le scalette per salire di fila, l’argentino e’ troppo grosso e non ce la fa e noi…. Presi dal panico non sappiamo come riparaci, il ragazzo rossiccio ci osserva, alza il suo poncho e ci fa cenno di infilarci li’ sotto. Noi non ce lo facciamo ripetere due volte e ci infiliamo in 2 sotto la sua mantella e ….
Niente perche’ era un falso allarme. Bastardi. Mi avete fatto prendere un mezzo infarto!!
Niente piu’ schizzi o secchiate d’acqua. E lo credo bene. Sarebbe pericoloso sul serio, non possono rovesciare sugli spettatori cosi’ tanti metri cubi d’acqua!
Lo show finisce, noi ci alziamo mentre goccioliamo, ringraziamo il ragazzo poncho per la sua gentilezza e come lucertole, ci mettiamo su una panchina al sole per asciugarci.
Per fortuna che ci sono 25 gradi.
Alla fine sapete che vi dico… i loosers eravamo noi!!
Pero’ mi sono fatta tante di quelle risate, che neppure immaginate.
Quasi quasi, lo rifarei anche!
Credevate che fossi sparita per sempre, immersa nella tristezza?? Noaaaaaa
Mi sono assentata solo per qualche giorno per una mini vacanza rigenerativa al sole della California.
Non finiro’ mai di dirlo: la mia vita americana sarebbe stata completamente diversa se fossi stata in California.
Come devo tornare in Italia due volte l’anno e mangiarmi un panino con la mortadella, ogni tanto devo tornare in California e fare un viaggetto nel deserto.
Avete presente cosa significa guidare una macchina in una di quelle strade dritte, senza nessuno davanti o dietro di te, con il calore che rimane sopra all’asfalto creando strane illusioni ottiche, e tutto attorno un deserto roccioso con cespugli secchi che spuntano da un terreno estremamente arido?
Il tutto accompagnato da “29 Palms” la canzone di Robert Plant.
E’ incredibile di come anche nel deserto piu’ caldo, in mezzo al nulla, ci siano questi piccoli paesini con un cartello all’inizio della citta’ che ne indica il nome e il numero delle persone che lo abitano!
E io ogni volta che li attraverso, mi chiedo come faccia la gente a vivere in zone cosi’ aspre. Qui trovi ancora le tavole calde con le cameriere che vedi solo nei vecchi telefilm americani e, se sei molto fortunato, anche le stazioni di benzina con le prime vecchie pompe.
Poi ogni tanto, incontri una squadra di motociclisti in Harley, tutti vestiti in pelle nera che ti salutano e tu saluti loro perche’ in quel momento anche tu fai parte di quel quadro.
Le miglia passano, come le nuvole che fanno ombra sulle colline attorno. E’ come guardare due cieli.
E d’un tratto tutto sembra piu’ chiaro. E anche quella tristezza sembra evaporata.
Noto con estrema sorpresa che la mia mente sta diventando un po’ stitica.
Forse l’espressione giusta sarebbe costipata.
Si. Perche’ io di idee e pensieri ne ho molti, moltissimi. Anzi ne ho cosi’ tanti che sono gia’ due notti che rimango sveglia dalle 4 all 6 pensando, ponderando e riflettendo.
Peccato che i pensieri siano sempre gli stessi e che con il passare dei mesi mi hanno otturato il cervello.
Non lo faccio di proposito.. solo che quando non hai la vita che vorresti, lotti di giorno per realizzarla, e preghi/speri la notte che gli sforzi diurni siano abbastanza.
Nel frattempo il tempo scorre, gli sforzi iniziano a farsi sentire, la fatica ti soffoca e le speranze diventano dei sogni fatti di notte, nelle poche in cui riesci a dormire serenamente.
Insomma un cane che si morde la coda. O un tubo tappato.
Solo che mentre il cane alla fine si stanchera’ di girare e correre dietro alla sua coda, il tubo scoppiera’.
Questo giustifica il perche’ sono diventata lazy nell’aggiornare il mio blog e nel leggere i blog altrui,
e perche’ quello che scrivo in fondo sono solo parole tappate, otturate, costipate in un corpo stanco e un cervello che prima o poi avra’ uno stroke.
Giuro che il giorno in cui mi faro’ un clistere mentale e mi stasero’, chiedero’ formalmente scusa al cane e alla sua coda sfuggente.
Prima o poi.